I Brandy, le Acquaviti e le Grappe
La parola Brandy viene dal sostantivo olandese brandewijn (vino bruciato), il modo con il quale i pratici mercanti olandesi, che lo importarono nel Nord Europa dalla Francia meridionale e dalla Spagna nel XVI secolo, descrivevano il vino che era stato “bruciatoâ€, o bollito, per distillarlo.
Le origini del Brandy possono essere fatte risalire all’espansione degli stati mussulmani nel Mediterraneo nel VII e nell’VIII secolo. Gli alchimisti arabi fecero esperimenti con la distillazione delle uve e di altri frutti allo scopo di ottenere acquaviti medicinali. Le loro conoscenze e le loro tecniche presto superarono i confini dell’Islam e la produzione di Brandy di uva apparve in Spagna e probabilmente in Irlanda (portata dai monaci missionari) verso la fine dell’VIII secolo. L’acquavite (come è detta in Francia ed in Italia) o Brandy, nella sua più ampia definizione, è il distillato ottenuto con il succo oppure la polpa e la buccia di un frutto. Più specificatamente si suddivide in tre gruppi principali.
Il Brandy d’uva è l’acquavite distillata dal succo fermentato dell’uva oppure dalla polpa e dalla buccia dell’uva schiacciate ma non pressate. Questo distillato è invecchiato in botti di legno (normalmente rovere) che gli danno colore, ammorbidiscono il gusto ed aggiungono aromi e sapori. Il Brandy (o acquavite) di vinacce (la Grappa italiana ed il Marc francese sono gli esempi più conosciuti) viene fatto dalla polpa, le bucce ed i raspi che rimangono dopo che le uve sono state pressate per estrarre il mosto per il vino. I Brandy di vinacce, che normalmente sono invecchiati pochissimo e raramente vedono il legno, spesso nel gusto tendono ad essere un po’ grezzi, sebbene possano offrire un aroma fresco e fruttato a seconda del tipo di vitigno usato, una caratteristica che si perde invece in un Brandy regolarmente invecchiato in legno.
Tratto da:
Federazione italiana sommelier