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Quando innestare le barbatelle

L’innesto della vite consiste nel fissare sul portinnesto una parte della pianta.

Si ottiene così una pianta composta in realtà da due sezioni differenti.

Di solito si distinguono gli innesti della vite in innesti a marza e quelli a gemma, infatti si può scegliere di innestare una parte di ramo chiamata marza o una gemma.

All’interno di queste categorie poi se ne distinguono altre di tipo particolare, come per esempio gli innesti della vite a spacco semplice o totale, che sono quelli più diffusi, o l’innesto a doppio spacco inglese, per quanto riguarda gli innesti a marza.

Per ciò che concerne quelli a gemma, invece, quelli più comuni sono gli innesti a gemma dormiente o a gemma vegetante.

 

Quanta importanza hanno le barbatelle

Le barbatelle innestate hanno un’importanza molto particolare nella predisposizione di un vigneto.

Con il termine barba si fa riferimento all’insieme delle radici che si ottengono quando si taglia da un vitigno un tralcio, che poi sviluppa delle radici autonome e si caratterizza per diventare una pianta vera e propria.

È proprio dal termine barba che deriva la parola barbatelle, che costituiscono il primo passo fondamentale per l’impianto di un vigneto.

Ma parlando di innesti, quando innestare le barbatelle?

Innanzitutto chiariamo che l’innesto consiste nel trasportare su una parte del fusto un frammento di tralcio staccato da un’altra vite e che sia dotato almeno di una gemma.

In genere questa operazione viene effettuata nel periodo compreso tra il mese di febbraio e la fine di aprile.

Oggi vengono usate delle speciali macchine, in modo che si velocizzino le operazioni da effettuare e si aumenti la precisione degli innesti.

Dopo la predisposizione, gli innesti vengono messi nei cosiddetti cassoni di forzatura, di solito nel materiale che si ottiene dalla segatura, e poi vengono alloggiati in una serra, chiamata anch’essa serra di forzatura.

 

Come si fanno gli innesti a doppio spacco

Ma ritorniamo a vedere con precisione i dettagli degli innesti a doppio spacco, che, come abbiamo già precisato, sono fra i più diffusi.

La tecnica prevede l’impiego di due sezioni, che sono la marza e il portinnesto. Solitamente si utilizzano due elementi di diametro uguale, tagliati con un angolo di 45 gradi.

Oggi si usa la tecnica dell’innesto a macchina, che evita di ricorrere alla manodopera specializzata molto costosa.

Ma non è soltanto l’innesto a doppio spacco inglese quello più utilizzato, perché spesso si ricorre anche all’innesto ad incastro e a quello ad omega.

Anche questi sono molto utili perché danno la possibilità di stabilizzare la fuoriuscita della linfa e permettono una buona cicatrizzazione della pianta.

È molto importante, perché riescano bene gli innesti, che ci sia una sovrapposizione perfetta tra innesto e portinnesto e che si creino le condizioni per cui si determini una precisa affinità tra la marza e il soggetto.

Infatti quando non c’è questa affinità può accadere che l’innesto non attecchisca oppure si verificano degli scompensi più o meno gravi.

A volte questi problemi sono determinati dalle differenze dei componenti biochimici o degli enzimi tra innesto e portinnesto.

Inoltre si deve considerare che i bionti devono rispettare la polarità, perché se si inverte la polarità la pianta ottenuta risulta più debole.

Il periodo migliore per gli innesti della vite ad omega ad incastro è quello che segue l’inizio dell’inverno, quando comincia il riposo vegetativo della pianta.

Ma a seconda del tipo di innesto scelto si può operare in periodi diversi. Per esempio per quello a doppio spacco inglese in genere si opera in inverno e per quello a T fino all’inizio dell’estate.

È molto importante in generale, mentre si fa il taglio, non recidere la corteccia della vite.

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